visitare salerno

come visitare la costiera amalfitana

vista Salerno

La posizione di cerniera tra la Costiera amalfitana e la Costiera Cilentana e la prossimità di noti luoghi turistici di richiamo (Pompei, Paestum, la Certosa di Padula, il Parco nazionale del Cilento) fanno di Salerno un'ottima tappa di soggiorno per il turismo nazionale ed internazionale. Cuore della città è il quartiere medievale, la cui arteria principale è via dei mercanti. Le strade strette, oggi ricche di negozi, seguono le tracce dell'impianto urbanistico medievale, conservando splendidi palazzi d'epoca e gran parte dell'architettura religiosa. Le attrattive che offre la città sono soprattutto di carattere paesaggistico (il lungomare, il centro storico, i Giardino della Minerva, il Castello di Arechi con i suoi panorami mozzafiato) e non mancano i luoghi di interesse artistico-culturale (la cattedrale in stile arabo-normanno, il Museo Provinciale di Salerno, lo stesso Castello di Arechi). Visitare Salerno però vuol dire anche divertimento: non mancano locali e ristoranti che animano la città vecchia fino a tarda notte, per tutto l'anno.

amalfi

stemma Amalfi

Amalfi trova le origini del suo nome nella mitologia; secondo la leggenda, infatti, il luogo prende il nome dalla ninfa Amalfi, amata da Ercole, sepolta in questa terra per volontà degli dei. Lo storico Arrigo Bremmano fa risalire la nascita della città al V secolo d.C.; egli narra che Costantino I avrebbe convinto alcuni nobili romani a trasferirsi a Costantinopoli. Costoro si imbarcarono a Brindisi ma, a causa di una tempesta, furono costretti a trovare riparo in Dalmazia. Ritornati in Puglia, fondarono Melfi in Lucania e, in seguito, Amalfi. Il nome Amalfi sarebbe in realtà l’esito di a “Melphes”, attestato in questa forma nel senso di “(venuti) da Melfi”.
L’Alessio, studioso di toponomastica, sposta l’origine del toponimo, e quindi l’esistenza della città, a un’età precedente a quella dei Romani: egli parla infatti di navigatori di origine egea, che popolavano le coste del Salernitano ben prima della fondazione della Magna Grecia. Sicuramente abitata dai Romani, Amalfi compare nei documenti storici solo intorno al ‘600, al tempo delle prime invasioni longobarde, come castrum (fortezza adibita alla difesa) del Ducato di Napoli.

La vocazione marittima della città trova conferma nell’attribuzione ad un marinaio amalfitano, Flavio Gioia, autore dell’invenzione della bussola. Nel IX secolo, Amalfi si staccò dal Ducato di Napoli costituendosi in stato autonomo. Nel periodo della massima espansione, si avverte la rivalità con le altre città marinare, Pisa, Genova e Venezia. Il periodo più florido va dal 966 al 1004; il commercio e il traffico marittimo godono di una grande floridezza, e i mercanti amalfitani hanno proprie colonie nelle città più importanti del Mediterraneo. La decadenza di Amalfi comincia con la sottomissione nel 1039 da parte di Guaimario V, principe di Salerno.

Amalfi, nel 1135, viene attaccata e messa a ferro e fuoco da Pisa, sua antica rivale nei commerci. La potenza marittima di Amalfi è giunta al tramonto.
Passati i secoli gloriosi di Amalfi medioevale, la storia della città comincia ad essere caratterizzata dalla grande scarsità demografica, da un isolamento dell’entroterra e da incursioni piratesche dal mare e di briganti da terra.
All’inizio del Novecento Amalfi, riscoperta come ricercata meta turistica, vedrà risollevarsi le sorti della propria economia. Il turismo, dapprima elitario, poi sempre più di massa, ha dato origine ad un sistema di microattività integrate tra loro, legate ai servizi di ricettività. Attività alberghiere e di ristorazione sono oggi il fulcro dell’economia amalfitana, resta comunque importante l’attività della pesca.

costiera amalfitana

Vedere Amalfi oggi vuol dire immergersi in una città che è un insieme di case bianche. Addossata ad uno scosceso pendio nel vallone scavato dal fiume Chiarito (o Canneto) in una zona priva di pianori e di terrazze, la cittadina è stata costretta ad adattarsi alle asprezze del territorio. Sul porto si affaccia la Piazza Flavio Gioia, con il monumento dedicato al presunto inventore della bussola, da qui inizia il lungomare; nei pressi si aprono, al principio della strada che porta a Positano, le arcate ogivali a vetri degli antichi Arsenali della Repubblica, costituiti da suggestivi locali dall’altissimo soffitto a doppia volta a crociera, riparo per le navi amalfitane e luogo dedicato alle attività mercantili, oggi utilizzati per mostre d’arte ed esposizioni. Sulla destra dell’ingresso degli Arsenali si apre uno stretto passaggio, la porta della Marina, uno degli accessi medioevali alla città dal lato del lungo mare. Sul retro, nella piazzetta triangolare con la barocca fontana di S.Andrea, domina sopra una scalinata l’alta facciata del Duomo rifatta nell’ Ottocento

il duomo di amalfi

duomo Amalfi

Il Duomo risale al IX secolo, ricostruito in forme arabo-normanno nel 1206 e rimaneggiato nel Settecento. A sinistra della facciata principale si leva il campanile (1180-1276) formato da archi intrecciati e torrette. Il portale centrale ha battenti in bronzo fusi a Costantinopoli nel 1066. L’interno mostra le forme barocche del ‘700 e alcune delle strutture più antiche; nel presbiterio vi sono due candelabri e due amboni a mosaico del XII- XIII secolo.
Nella cripta, fatta costruire all’inizio del XIII secolo dal cardinale Pietro Capuano, si conservano i resti di Sant' Andrea apostolo, protettore della città. All’interno vi domina una statua in bronzo dello stesso santo, alta 2 metri e mezzo, pesa 800 chili ed è un’opera di Michelangelo Naccherino, donata alla città da Filippo II di Spagna. Si possono ammirare anche due statue marmoree dei santi Stefano e Lorenzo, opera di Pietro Bernini.

il chiostro del paradiso

chiesa Amalfi

Dal lato sinistro dell’atrio del duomo si accede al chiostro del Paradiso, eretto nel 1266-68 dall'arcivescovo Filippo Augustariccio come cimitero dei cittadini illustri della città e attaccato alla basilica dell’Assunta. In tale cimitero vi erano sei cappelle affrescate tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. Esso è collegato al palazzo arcivescovile e formato da un quadriportico con volte a crociera, archi acuti, colonnine binate ed archi intrecciati d’ influsso moresco (da qui il nome di Paradiso). E’ di forma quadrata e in stile arabeggiante; oggi è un piccolo giardino fiorito intorno al quale vi è un quadriportico, i cui archi fortemente acuti sono sostenuti da sottili colonne arabe. All’interno del cimitero erano custoditi dei sarcofagi delle famiglie illustri amalfitane, oggi di questi sarcofagi ne restano cinque di significativa importanza:

  • il sarcofago romano del IV secolo d.C. che riporta il nome del decurione Publio Ottavio Rufo;
  • il sarcofago romano con scanalature “ad esse”, con lo stemma della famiglia amalfitana dei Favaro e con la croce di Amalfi (si trova ora nell’ arsenale);
  • il sarcofago che rappresenta ad altorilievo il “ratto di Proserpina”, un episodio della mitologia greca;
  • il sarcofago che rappresenta ad altorilievo le “nozze di Peleo e Teti” sulla superficie laterale e “Romolo e Remo allattati dalla lupa” ad uno dei capi, con l’ iscrizione medioevale “Cesarius de Alaneo de Amalfia... MCCXL”;
  • il sarcofago dell’ arcivescovo Pietro Capuano, morto nel 1359, che presenta le immagini scolpite della Madonna, di Cristo, dei Dodici Apostoli e dei Ss. vescovi Biagio e Basilio (ora altare maggiore della cattedrale).

Gli Arsenali e la marineria amalfitana

Amalfi, antica repubblica marinara, era dotata di una marineria mercantile e da guerra molto ben equipaggiata. La flotta da guerra amalfitana era costituita dalle “sagene”, imbarcazioni veloci composte da due alberi e due vele e dotate di remi con un numero che variava, potevano essere da 108 a 120. Fu proprio grazie a questa flotta da guerra che Amalfi diede un contributo decisivo nella battaglia di Ostia dell’849 contro i musulmani consentendo ai Romani di vincere. Per chi volesse ammirare un affresco che ricorda l’episodio può recarsi a Roma e visitare le Stanze Vaticane. L’opera fu realizzata da Raffaello Sanzio su commissione del papa Leone X che era stato arcivescovo di Amalfi.

Le navi venivano realizzate in loco, infatti c’era un arsenale in muratura nei pressi di Porta Marina, dove venivano costruiti gli scafi delle galee da combattimento, impostate su centoventi remi. La struttura degli arsenali oggi mostra una serie d’interventi di restauro avvenuti in epoche diverse. E’ l’unico arsenale dell’età medievale nel Mezzogiorno d’Italia sopravvissuto; restano due corsie con volte a crociera divise da dieci pilastri.

Le navi mercantili, le “teridi”, il “buctio”, la “cocca”, di basso cabotaggio, invece, venivano costruite sugli arenili, chiamati "scaria" (un termine bizantino). Lo scarium di Amalfi medioevale si trova oggi sotto il mare di fronte alla città, dove sono stati di recente scoperti moli ed attracchi di età medioevale.
Le strutture portuali e cantieristiche furono sommerse a seguito di una frana sottomarina provocata da una tempesta di Libeccio, verificatasi nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1343.

Museo della carta

Orari di apertura: dal 1/3 al 31/10 il museo è aperto dalle 10.00 alle 18.30 orario continuato - Domenica inclusa.
Dal 01/11 al 28/02 il museo è aperto dalle 10.00 alle 15.30 orario continuato - Lunedì chiuso.

La valle dei Mulini

La Valle del Canneto (chiamata anche Valle dei Mulini), fuori Amalfi, fu sede sin dal Medioevo delle più antiche cartiere d’Europa. Le tecniche vennero importate dagli Arabi, ritenuti anello fondamentale di trasmissione delle conoscenze nel mondo medievale. Nell’antica cartiera Milani vi è il Museo della Carta dove si possono ammirare attrezzature per la produzione artigianale della carta, stampe e incisioni antiche.

ravello

costiera Ravello

La costiera amalfitana cominciò a popolarsi nel VI secolo, quando alcune popolazioni per sfuggire alle frequenti devastazioni barbariche s’insediarono in queste zone impervie. Ravello sorge su un contrafforte a terrazza che divide due valli, la sua posizione ha facilitato la formazione di insediamenti residenziali, disponendo anche di spazio da destinare alle coltivazioni a differenza di Amalfi caratterizzata da un territorio impervio.

Sono molteplici i monumenti che sono diventati i simboli che rappresentano Ravello. Il Duomo, iniziato nel sec. XI e terminato nel XII sec., è la testimonianza della ricchezza prodotta dai commerci con l’Oriente e con la Sicilia. La sua spoglia facciata è ornata da una bifora che risale alla costruzione originale, mentre la porta in bronzo di Barisano da Trani (1179) è divisa in due riquadri che raffigurano Storie della Passione e Santi.

Nel XIII sec. venne costruito il campanile, che tuttora mantiene la sua forma originale. Nel 1272, Nicola Rufolo donò alla cattedrale uno straordinario pergamo, di fronte ad esso c’è un ambone del sec. XII, decorato di mosaici. A queste due opere si apparenta la cattedra vescovile, ornata da mosaici e colonnine tortili. Nella Cappella di San Pantaleone è conservata un’ampolla con il sangue del Santo che, come quello di San Gennaro a Napoli, si liquefa ogni anno il 27 luglio, anniversario del martirio di San Pantaleone.

La Chiesa è stata eretta nel corso dell'XI secolo per volere del Vescovo Orso Pavico. All'ingresso troviamo delle porte in bronzo fuse, realizzate nel XII secolo ad opera di Barisano da Trani, nel suo interno, presenta un museo ove si conservano numerose testimonianze storiche del suo passato. Sono da ricordare il pulpito in marmo realizzato da Niccolò di Bartolomeo da Foggia del XIII secolo e l'ambone del XII secolo che raffigura, con la decorazione di mosaici, Giona inghiottito da Pistrice.

La chiesa di S. Giovanni del Toro, realizzata alla fine del X secolo, conserva un ambone del XII secolo ed un Crocifisso ligneo del XV secolo. Altri monumenti da visitare sono: la Chiesa di San Giovanni del Toro, Santa Maria a Gradillo e la Chiesa dell’Annunziata

Villa Rufolo

Villa Rufolo è uno dei punti obbligatori per chi intraprende il “grand tour” alla scoperta della cultura e delle bellezze naturali d’Italia. Essa è un insieme di costruzioni immerse in un giardino piantato a pini, cipressi e piante esotiche. Gli edifici e il giardino sorgono su un terrazzo naturale che domina il Golfo di Salerno: la posizione panoramica è una delle grandi attrattive della villa. Lo stile si presenta di gusto arabo- siculo, come in tutte le costruzioni del XIII secolo nel Ducato di Amalfi. La villa fu fatta costruire dalla ricca famiglia Rufolo nel XII secolo. Nominata più volte in diverse opere letterarie, si ricorda Boccaccio, che visitò Ravello e ricorda Landolfo Rufolo in una delle novelle del Decamerone.
Per accedere alla villa si entra dalla Torre, il cui vestibolo è decorato da eleganti archi intrecciati. Dopo aver percorso un vialetto si giunge ai tre piani della villa. La parte più suggestiva è il cortile, con due logge in stile arabo-siculo decorate con incrostazioni policrome. Le sale alle quali è possibile accedere sono: il salone, diviso in due navate e adibito a serra, la sala d’aspetto, il bagno, la cappella e la Torre Maggiore.
Wagner vi soggiornò nel 1880, fu rapito istantaneamente dal parco tanto da farne il modello del magico giardino di Klingsor nel Parsifal. In onore del grande compositore, ogni anno si organizzano grandi concerti di musiche wagneriane.

Villa Cimbrone

Potrebbe essere definita una visionaria creazione di un lord inglese. La sua storia è controversa, ma senza alcun dubbio affascinante è il risultato. Il sito di Villa Cimbrone, così come la sua denominazione, è di antica edificazione: si trattava di un ampio possedimento terriero della nobile famiglia Acconciagioco, su cui sorgeva un rustico vasto casale.

Nel 1904 ne divenne proprietario il lord inglese William Beckett. questi, coadiuvato nell'opera dal ravellese Nicola Mansi (peraltro, nè architetto, nè ingegnere, bensì sarto), seppe edificare una costruzione di incredibile bellezza, mescolando stili ed epoche, elementi etnici e culturali, reperti antiquariali e ricordi di viaggi esotici.

All'ingresso della villa si trova il chiostrino con al centro una quadrata vera da pozzo: l'ambiente è costruito a somiglianza dell'antico chiostro della ravellese chiesa di San Francesco. Allo stesso modo, molti altri segmenti del complesso sono ripresi da celebri edifici e monumenti, di Ravello e non solo, in una miscellanea dall'imprevedibile e superba riuscita. Il lussureggiante giardino della villa, in cui sono disseminate statue, tempietti, epigrafi, fontane, grotte naturali ed anfratti creati ad arte, culmina nello scenografico belvedere dell'Infinito, da cui la vista spazia ed amplia a cogliere il panorama che Gore Vidal ha definito "il più bello del mondo".

positano

costiera Positano

L’origine di Positano risale alla preistoria, infatti è stato datato intorno ad 11.000 anni, periodo dell’ultima glaciazione, il reperto archeologico di un pasto a base di cervo ritrovato in una grotta di Sponda. Il nome Positano, probabilmente, risale al periodo dell’espansione greca nel Mediterraneo e richiama il dio del mare Poseidone, divinità ellenica.

In epoca romana, Positano era famosa perché l’imperatore Tiberio, rifugiatosi a Capri per sfuggire all’odio dei Romani, mandava i suo servi per rifornirsi della farina per fare il pane non volendo utilizzare quella del posto in quanto temeva di essere avvelenato. Il mulino sorgeva nella Piazza dei Mulini e funzionava fino a qualche anno fa.
Positano fece parte della Repubblica di Amalfi dal sec. IX all’XI. In particolare la cittadina è rinomata nel secolo X come un centro commerciale sviluppato tanto da essere in concorrenza con la rinomata Venezia. La popolazione era molto attiva e non rinunciava ai commerci pur non avendo un porto che potesse ospitare le navi.

Nel sec. XV Positano divenne famosa perchè Flavio Gioia, un suo cittadino studioso di matematica e di professione nocchiero, che aveva inventato la bussola. Il Cinquecento fu un periodo triste per il paese a causa della diffusione della peste in tutta la costiera amalfitana. Si verificarono, inoltre, molti saccheggi ad opera di briganti che scendevano dai monti e di pirati saraceni che infestavano in quel periodo le coste di tutto il Mediterraneo. Nella seconda metà del ‘500 Positano fece costruire delle torri di avvistamento così come aveva ordinato il viceré Pietro da Toledo. Le più importanti torri furono quella di Sponda, di Trasita e quella di Fornillo. Nonostante le opere difensive costruite, Positano non riuscì a sottrarsi all’incendio appiccato dalle truppe di Solimano II, imperatore turco. Notevoli furono anche i disagi provocati da una cattiva amministrazione da parte dei baroni e dei ministri che cercavano in tutti i modi di vessare la popolazione.
Un anno fondamentale per la storia di Positano è il 1668. Essa si proclamò “città regia” dopo aver pagato un riscatto dalla feudalità di 12.943 ducati. Da quell’anno aumentarono i commerci con Cipro, con la Grecia, con la Puglia, con la Calabria. I Positanesi raggiungevano tutti i porti del Mediterraneo utilizzando feluche, polacche, galeotte. Risale a quel periodo la costruzione di molte case che ancora oggi si possono ammirare e che si caratterizzano per lo stile barocche con decorazioni particolarmente ricche.

La decadenza di Positano fu segnata dall’avvento del vapore nell’Ottocento. I positanesi non furono in grado di costruire navi veloci ed avanzate tecnologicamente, iniziò così il fenomeno dell’emigrazione verso le Americhe causando una perdita di braccia lavoro e una decadenza degli arredi urbani.

Durante la prima guerra mondiale, molti positanesi morirono per la patria. Nel paese si rifugiarono grandi artisti e letterati russi e tedeschi che, con le loro opere, lo fecero conoscere al mondo intero. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, pittori, registi, scrittori, attratti dal clima, dal paesaggio, dalle caratteristiche urbanistiche di Positano, dallo stile di vita dei pescatori, hanno ristrutturato casupole, conventi, hanno costruito ville sontuose.
Oggi Positano è un centro turistico famoso in tutto il mondo e non teme rivali.

Palazzo Murat

Nel centro di Positano a breve distanza dalla Piazzetta dei Mulini, immerso nel verde di un giardino botanico sorge Palazzo Murat.
L’edificio fu costruito intorno al 1750 sui resti di un convento benedettino. Realizzato in stile barocco napoletano di scuola vanvitelliana, fu utilizzato da Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, diventato re di Napoli nel 1808, come dimora estiva.
Attualmente è un albergo e conserva decori e mobili d’epoca. Molti gli artisti che vi hanno soggiornato come gli scrittori Steinbeck e Semenov, Giovanni Zagoruiko, Escher, Carla Fracci, Rudolph Nuereiev.
In esso nacque il Premio Positano per la Danza che vide tra gli ospiti più celebri: De Sica, Zeffirelli, De Filippo, e lo scrittore Tennesse Williams.

Oggi il Palazzo è aperto durante la stagione estiva, in quanto si tengono spesso concerti di musica lirica, conferenze e presentazioni di libri di personaggi famosi.

Chiesa Santa Maria dell'Assunta

La chiesa parrocchiale di S. Maria dell’Assunta, patrona della città, si presenta con una grande cupola maiolicata nei colori del giallo e del verde che indicano il giallo il sole, il verde la vegetazione.

Risale al 1200 come si evince dalla pergamena di dedicazione. Originariamente la Chiesa era ad una sola navata, vi era un antico pavimento in mosaico bizantineggiante. In seguito dei pezzi furono distrutti, altri ancora ritrovati nell'area absidale, di cui uno è visibile e ricoperto da un vetro, altri si trovano ancora coperti dall'odierna pavimentazione datata 1889. In sacrestia é possibile ammirare diversi ex voto, che i pescatori positanesi facevano per ricevere protezione, alcuni datati 1700, altri 1800.

Oggi la chiesa è divisa in tre navate divise da pilastri, nel transetto si può ammirare un tavola bizantina della Madonna Nera con il bambino del sec. XIII, (mt. 2.00 x mt. 1.40). Il campanile è isolato dalla chiesa, al centro di esso vi è un bassorilievo medioevale rappresentante un mostro marino, una volpe ed un pesce, di manifattura campana. Nella Chiesa parrocchiale molte sono le opere rinvenute e donate da famiglie positanesi conservate e custodite, come la "Circoncisione" opera di Fabrizio Santafede del 1599, opera artistica; il busto - reliquiario di San Vito, Patrono della città (si festeggia annualmente il 15 giugno), trattasi di una delle più importanti opere d' arte orafa napoletana presente in Costiera Amalfitana.

Torri saracene

Uno dei pericoli che incombevano sulla vita delle popolazioni costiere nell’età moderna era la pirateria esercitata dai saraceni. Nella seconda metà del ‘500 Positano fece costruire delle torri di avvistamento così come aveva ordinato il viceré Pietro da Toledo. Le più importanti torri furono quella di Sponda, di Trasita e quella di Fornillo. Le torri ricevevano il segnale di avvistamento dalla prima torre ossia quella che sorge sulla Punta Campanella.

Ricevuto l’avviso i positanesi si rifugiavano sulle alture per potersi difendere dalle invasioni, nacquero così le frazioni di Montepertuso e Nocelle. Percorrendo le curve della Costiera sono numerose le torri che si incontrano e oggi molte di esse sono adibite ad alberghi, case, ristoranti e una è persino una discoteca.
La torre di Fornillo all’inizio del ‘900 fu acquistata da Gibert Clavel, che la ricostruì su cinque lati sull’originaria forma quadrata, un restauro dovuto alla visione filosofica del personaggio.

Shopping

Cosa e dove comprare? Non c’è problema, basta passeggiare lungo le stradine che s’inerpicano nei paesi della Costiera per trovare il gadget giusto da portare a casa. Nelle stradine di Amalfi e dei paesi della costiera, infatti, è possibile acquistare prodotti dell’artigianato locale: sandali ("ragno", "fratino", infradito) assieme a zoccoli di legno o sughero e comodissime ciabatte di tela con suola di corda, carta per lettera, limoncello, etc.
Un altro prodotto che ha peculiarità della costiera amalfitana è la ceramica. Vietri sul mare e Positano vantano una tradizione antica infatti le suppellettili erano esportate in Sicilia, Calabria e tutti i paesi dell’area mediterranea. Per migliaia di anni è stata utilizzata la terra, ricca di argilla e di materiale vulcanico ricavata dal litorale amalfitano. Il paesaggio locale è stato riflesso nelle opere di ceramica suscitando un grande apprezzamento da parte dei turisti.
Un altro prodotto noto in tutto il mondo con il marchio “ Positano “ è l’abbigliamento. Esso è inconfondibile per la vivacità dei colori, per la leggerezza dei tessuti, per i ricami delicati, per le applicazioni di merletti che rendono unico ogni capo con una vestibilità per tutte le ore del giorno. Una moda che si rinnova di anno in anno con proposte di tessuti nuovi (dalla garza al cotone al raso al taffettà) e modelli creati dalla fantasia delle nuove stiliste positanesi.

Moda Positano

Dagli inizi degli anni ’60 a Positano il prezioso artigianato locale ha avuto un successo sempre più crescente, facendosi conoscere in Italia e nel mondo. Oggi è uno dei tanti motivi che spingono il turista a venire a Positano per poter ammirare, provare e comprare questi vestiti e tessuti pregiati, valorizzati dal lungo e faticoso lavoro delle sarte.
Fu negli anni ’50 che le bambine vennero avvicinate a questo nuovo e sapiente mestiere, per poter imparare a cucire le prime realizzazioni positanesi.
Nel 1959 il primo prodotto che venne realizzato a Positano fu il bikini, in seguito da grandi fazzoletti bianchi e semplici vennero creati abiti da mare, che con il passare degli anni si sono sempre più raffinati sino a diventare costosi ed originali abiti dai colori bianco, arancio, floreale, giallo…colori che riprendono quelli del loro territorio sia come abiti da pomeriggio che da gran sera.
Questa produzione offre vantaggi non solo agli abitanti del paese, che ne hanno fatto uno dei loro punti di maggiore attrattiva, ma anche per l’intera regione dato che offre lavoro a sarte ed operai professionali dei paesi circostanti.
Il Talamo ( 1816-1907), infatti, nella sua "Monografia della Città di Positano", tramanda che "l'industria per cui propriamente si distingue la città di Positano é appunto il canovaccio..... Questa industria mantiene in continuo esercizio molti telai, molti facchini e centinaia di filatrici".

sorrento

Spiagge sabbiose, mare cristallino, costiere rocciose e graziosi porticcioli caratterizzano la splendida città di Sorrento ma anche le bellezze di importanza storico culturale e le caratteristiche stradine sono un’attrattiva del luogo.

Da visitare la Piazza principale “Piazza Tasso”, anticamente chiamata Largo di Castello, il “Duomo” di Sorrento, anticamente edificata in stile romanico e oggetto di vari interventi di restauro, la “Basilica di Sant’Antonino”, la “Villa Comunale”, situata a picco sul mare, con la sua splendida vista sul golfo di Napoli, “Sedil Dominova”, un raffinato monumento, edificato nel XVI sec., dove si riunivano i rappresentanti della nobiltà locale per discutere di questioni relative alla vita politica ed amministrativa della città ed il Chiostro di San Francesco.

Da visitare il Museo Correale, all’interno del quale è possibile ammirare un ampio panorama della pittura e delle arti decorative napoletane dal XVI al XIX secolo e della pittura straniera, una interessante raccolta di orologi, ventagli, vetri ed infine una delle più prestigiose collezioni di porcellane del XVIII secolo.

Infine, attraverso una via in discesa, si può raggiungere la porta della “Marina Grande” oltre la quale ci troviamo davanti ad un tipico villaggio di pescatori. Da qui è possibile ammirare anche la Chiesa di S.Anna, protettrice del borgo.

vietri sul mare

A tre chilometri da Salerno, situata alla base della penisola amalfitana, Vietri sul Mare domina dall'alto la piccola valle di Bonea, all'inizio della famosa via panoramica.

Il principale monumento della città è la Chiesa di S.Giovanni Battista, posta nel centro cittadino, la cui cupola è stata realizzata mediante copertura in maiolica. La chiesa è stata fondata alla fine del X secolo, ma ha subito diversi restauri e rifacimenti. Realizzata su di un'unica navata, ha la forma di una croce latina. Nell'interno gli altari sono decorati da maioliche e ceramiche tranne quello maggiore, realizzato in marmi commessi.

Inoltre, Vietri è famosa per le sue splendide ceramiche. Le sue origini storiche risalgono sicuramente al XV secolo. Oggi la produzione ceramica vietrese è apprezzata anche all’estero.

cetara

Cetara è un pittoresco e tipico paese della Costiera Amalfitana. Da visitare: la Torre Vicereale, la Chiesa di S.Pietro Apostolo, la Chiesa di San Francesco e la Chiesa della Madonna di Costantinopoli.

La Torre Vicereale è stata edificata in periodo angioino, per poi essere trasformata e fortificata ulteriormente durante la dominazione aragonese. La torre era dotata di tre cannoni di bronzo, simili a quelli utilizzati sulle navi, che servivano a tenere lontano dalla costa le imbarcazioni nemiche. La struttura architettonica della torre ha subito nei secoli parecchi cambiamenti, all’originale nucleo angioino di forma cilindrica, fu aggiunta la sopraelevazione “a doppia altezza” del periodo aragonese. Ha subito poi altri cambiamenti nei secoli successivi.

La Chiesa di S. Pietro Apostolo è ad unica navata ed ha subìto con il passare dei secoli numerosi cambiamenti. Gli unici elementi originali oggi si possono riscontrare nel campanile che presenta una base romanica e una sopraelevazione a forma ottagonale con cuspide. La chiesa è stata ingrandita nel corso dei secoli con l’aggiunta di una costruzione sopra quella originaria e l’elevazione di una cupola. All’interno della chiesa sono da segnalare l’antico organo da poco ristrutturato e una lapide bilingue (in latino e arabo).

Nella Chiesa di San Francesco, ad unica navata, sono presenti numerosi affreschi; di particolare pregio nell’abside una “Deposizione” del pittore cetarese Marco Benincasa e sulla navata una raffigurazione di Suor Orsola Benincasa la venerabile cetarese fondatrice delle Suore Teatine dell’Immacolata Concezione.

La Chiesa della Madonna di Costantinopoli venne edificata dal 1868 al 1870 nella parte alta del paese. L’edificio fu danneggiato dalla tragica alluvione del 1910 e fu parzialmente ricostruito nel 1921. Ad epoca successiva risale l’aggiunta del campanile.

pompei

Presso l'area degli scavi archeologici di Pompei è stata portata alla luce l'antica città distrutta a seguito dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel ‘79 d.C. I lavori di scavo finora hanno riportato alla luce tre quinti della città che, probabilmente, aveva circa 30 mila abitanti. Il percorso degli scavi è molto vasto.

Da vedere sicuramente tra gli edifici pubblici, il Foro, centro commerciale e cuore della politica, il Tempio principale “Capitolium”, il Santuario di Apollo, la Basilica e, oltre il Tempio di Venere, il Macellum, il Tempio di Vespasiano e l’edificio di Eumachia dal bel fregio in marmo. Inoltre, da visitare le Terme Stabiane che, durante il periodo d’oro di Pompei, erano uno dei luoghi più importanti della città. Nelle vicinanze, il Teatro Grande e l’Odeion, il teatro piccolo, utilizzato come sala da musica e per le assemblee pubbliche. Inoltre da vedere la Casa di Menandro, una ricca abitazione di 1800 metri quadrati, la Casa di Loreius Tiburtinus, dalla bella loggia con giardino, la Casa di Venere e la Villa di Giulia Felice con i suoi appartamenti privati. Da qui si può osservare l’Anfiteatro che può ospitare fino a 20 mila spettatori. Ma Pompei deve la sua notorietà soprattutto alla Villa dei Misteri, splendida sia per gli affreschi che per la distribuzione interna degli ambienti.

paestum

Nella città di Paestum si possono ammirare i Templi dorici e il Museo Archeologico Nazionale. I Templi Dorici sono: la Basilica, il Tempio di Nettuno e il Tempio di Cerere.

La Basilica, il tempio più antico, si alza solenne con tutte le colonne del porticato. I Greci iniziarono a costruirlo alla metà del VI secolo prima di Cristo e impiegarono trent’anni per completarlo. Il Tempio di Nettuno, il più imponente, è caratterizzato da sfumature dorate conferitegli, probabilmente, dal materiale utilizzato per la costruzione, il travertino locale, che pare assorba la luce del sole. Infine il Tempio di Cerere, che ha un portico formato da 34 colonne.

Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum , inaugurato nel 1952, conserva e mostra il materiale ritrovato nell’area archeologica della città antica, vasi, brocche, saliere, armi in selce e rame, statuette e altro ancora.

Share by: